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© Tony Bevan, Skylight. Acrilico e carboncino su tela, 2017

Fulgore della notte

Gordon Wilson, uno dei protagonisti di "Fulgore della notte", incarna l'archetipo dell'uomo sopraffatto dalle responsabilità quotidiane?

Gordon è benestante, colto, abitudinario. Ama prendere il tè di pomeriggio con la nonna, ama sua moglie Una e concede una libertà incondizionata alle figlie adolescenti, risparmiandosi ogni fastidio educativo. Più che un uomo sopraffatto dalle responsabilità lo diresti un uomo sopraffatto dalla loro mancanza. Quello di cui Gordon ha bisogno è un’esperienza di formazione alla vita ed è proprio questo a cui sua moglie tenta di rimediare.

Nel romanzo c’è spazio per un tributo al Romanticismo inglese. A che cosa è dovuta questa scelta?

In parte all’ambientazione inglese, in parte ai personaggi. Dal punto di vista tematico, inoltre, “Fulgore della notte” indaga il ruolo che spiritualità e immaginazione occupano nelle nostre vite, il che lo accomuna a tanta poesia romantica, soprattutto nordica.

La figura della tigre ha un particolare significato? Perché la scelta di questo animale come fil rouge?

La tigre ha da sempre una valenza simbolica contrapposta. Evoca, da un lato, idee di potenza e ferocia, dall’altro (soprattutto nel buddismo), la fede e lo tensione spirituale. Rappresenta l’offuscamento della coscienza travolta dagli istinti e allo stesso tempo ne è la sublimazione. Nessun altro animale avrebbe potuto attraversare con altrettanta efficacia i territori di questo racconto.

L'invisibilità sognata da Gordon Wilson si identifica con il conformismo della vita quotidiana?

No, l’invisibilità che Gordon ricerca riguarda piuttosto altro. È una suggestione romantica, il desiderio di cogliere con pienezza, nel quotidiano, la compresenza di ciò che possiamo vedere e dell’ineffabile che possiamo soltanto intuire. Perché come scrive James Hillman: “Il grandioso compito di una cultura che voglia alimentare la vita consiste nel mantenere gli invisibili attaccati a sé.”

Cos’è la “normalità" in questo romanzo?

Una condizione fragile, un ideale. Come nelle vite di noi tutti. Pensare alla normalità è un atto così invadente, così pieno di complicazioni, che basta da solo a comprometterla.

Nel romanzo emerge la forza delle donne. È affidato a loro il compito cambiare il mondo?

Sì, e per capirlo basta pensare che nella mitologia greca Afrodite rappresenta il coinvolgimento estetico che sostituisce il dialogo alla violenza. Il valore della parola difeso dalla natura femminile si contrappone all’uso infantile del potere tipico del maschio adulto. Afrodite rende Ares padre di Armonia, dea della concordia e dell’ordine sociale.

In quale misura gli studi di Conservazione dei beni culturali hanno contribuito alla creazione di “Fulgore della notte”?

Come per altre esperienze, lo hanno fatto in modo indiretto, trasversalmente. Con qualche sorpresa. La tua specializzazione è il Rinascimento, ma scrivendo questo romanzo ti sei scoperto Romantico.

Dal tenore del racconto è corretto affermare che l'uomo, per vivere, ha bisogno di poche cose essenziali e autentiche?

L’uomo è immaginazione. È sedotto dalle idee e dagli oggetti. Sviluppa pensieri ossessivi che a volte cambiano il corso della Storia. L’immaginazione ispessisce la realtà, la rende più complessa ogni giorno che passa, più strutturata. No, non credo che la specie umana sia destinata a una vita essenziale e autentica. Anche se, naturalmente, niente ci impedisce di immaginarlo!

scrivere e leggere


Scrivere romanzi. Perché?

Da sempre i romanzieri sono i tuoi eroi e i romanzi le loro gesta. Hai scelto perciò di scrivere romanzi per emulazione, donchisciottescamente.

Cosa c'è di bello in una biblioteca?

Lo spirito democratico della catalogazione. Rispetto a casa tua, in biblioteca capolavori e libri modesti ricevono lo stesso trattamento.

Il genere letterario più affine?

Non hai affinità con un genere in particolare. Per te il concetto di genere è sfumato e la possibilità di affrontarlo attraverso un canone diverso molto stimolante. Credi che un’opera come “Vlad” di Carlos Fuentes abbia un fascino impagabile. Come i racconti horror di Un medico di campagna, d'altrde, immaginati da Kafka.

La lettura di un saggio ci renderà persone più consapevoli? Un romanzo farà di noi donne e uomini migliori? La poesia ci restituirà l’innocenza perduta?

Forse sì, in qualche misura. Tuttavia non credi che l’autentica seduzione della lettura consista nel fare bene. Nei libri, come in natura, il piacere non è etico, ma estetico.

Perché invitare i lettori ad abbandonarsi al dominio del possibile?

Perché quando scrivi tu ti esprimi soprattutto per immagini: il linguaggio dei sogni e dell’anima. Un modo di narrare, e quindi di leggere, che richiede ispirazione, più che interpretazione.

Esiste un lettore ideale?

Sì, dal momento che ogni romanziere inventa il proprio. Il mio legge con le stesse intenzioni con cui ascolta musica o osserva un quadro. L’approccio critico che adotta è essenzialmente intuitivo. Per lui leggere significa fare esperienza delle sonorità del Creato. E seguire il filo del racconto è probabilmente un canto.