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Gerhard Richter. Mund

© Gerhard Richter, Mund. Olio su tela, 1963

canone \ genere \ immaginazione \ prosa

CANONE. La tradizione a cui appartengono i tuoi lavori è quella che Milan Kundera chiama “il primo tempo del romanzo”. Nata con l’opera di Cervantes, si contrappone al realismo ottocentesco, alla tradizione che Fuentes chiama "di Waterloo". I testi di tradizione “cervantina” sono un inno al gioco, al sogno, al pensiero e all’immaginazione: la definizione più plausibile di "romanzo" che tu conosca. O almeno quella in cui la questione della morte di quest'arte appare oziosa e paradossale, perché implicherebbe anche la morte del gioco, del sogno, del pensiero e dell’immaginazione.

GENERE. L'affinità dei tuoi lavori con un particolare genere letterario è sfumata e del tutto improbabile. Ma la possibilità che lo sia è stimolante, al punto da farti pensare che, in una visione del futuro, ogni romanzo dovrebbe essere contaminato dalla letteratura di genere. Un’opera come Vlad di Carlos Fuentes ha un fascino del tutto particolare. Come i racconti "horror" di Kafka, d’altra parte.

IMMAGINAZIONE 1. L'esperienza appartiene interamente all’immaginazione.

IMMAGINAZIONE 2. L'immaginazione artistica manifesta tutta la fragilità di una natura superiore. È forse per questo che quando la incontriamo parliamo di bellezza, anche se per spiegarla sarebbe forse più semplice riferirsi a un “piacere sofisticato”, diverso da quelli naturali, come il cibo o il sesso.

IMMAGINAZIONE 3. L’immaginazione è un condizionamento. Ma il suo apice, l'estetismo, ha il pregio di essere innocuo e perciò degno di considerazione.

IMMAGINAZIONE 4. Poche cose ti sembrano ciclopiche quanto l’immaginazione collettiva. Una nazione, per esempio. Una lingua.

PROSA. La possibilità di costruire frasi sintatticamente scorrette, eppure comprensibili, è quello a cui tende da sempre la tua idea di "stile letterario". In questo senso non puoi negare che scrivere significhi fare esperienza delle sonorità del Creato. E che raccontare, in definitiva, non sia che un canto.

su fulgore della notte

TIGRE. La tigre ha da sempre una valenza simbolica contrapposta. Da un lato richiama idee di potenza e ferocia, dall’altro (soprattutto nel buddismo) la fede e lo sforzo spirituale. La tigre rappresenta l’offuscamento della coscienza travolta dagli istinti e allo stesso tempo ne è la sublimazione. Nessun animale avrebbe potuto attraversare con altrettanta efficacia i territori di questo romanzo.

INIZIAZIONE. “Fulgore della notte” (il titolo è ripreso da un verso di Blake tradotto da Ungaretti) racconta le vicende di una famiglia. Ma è anche, e soprattutto, un romanzo di iniziazione. Non a caso il registro dominante è quello epico: il motivo del viaggio scaturito dalla ricerca, la presenza dell’oggetto magico come accessorio indispensabile all’eroe. Quanto al tema centrale, diresti che è rappresentato dalla riflessione sul senso che assume l'idea di spirito nel mondo di oggi: l'insieme delle emozioni, delle spinte vocazionali o la semplice energia che mette in relazione gli esseri umani.

MAGIA. Le atmosfere sono magiche e richiamano il mistero. Racconti di una tigre che fugge dal soffitto dov’è dipinta, di una madre capace di attraversare le pareti, di una figlia che partecipa a un concerto postumo di Jimi Hendrix. Ci sono riferimenti all’escapologia, alla bilocazione, al daimon. I sentimenti e la complessità sono espressi soprattutto con immagini: il linguaggio dei sogni e dell’anima. Un modo di narrare e di leggere che richiede ispirazione, più che interpretazione.

RUOLI. Come Liz e Gordon, anche tu appartieni a un mondo dove i ruoli si possono confondere e invertire, dove un padre può facilmente diventare il figlio di sua figlia e la figlia una madre per suo padre. Come nel famoso verso di Wordsworth: “Il bambino è padre dell’uomo”.

NORMALITÀ. La normalità è una condizione fragile, un ideale. Pensare alla normalità è un atto così invadente, così pieno di complicazioni, che basta da solo a comprometterne l’equilibrio, a garantirne la negazione.

CONTAMINAZIONE. Il romanzo di chi scrive un romanzo ha capitoli spesso sorprendenti. Per quanto ti riguarda, di solito lavori seduto in poltrona, o alla scrivania, di tanto in tanto in una biblioteca vicino casa. Ma qualche volta, quando sei in viaggio, lo fai dove capita. È così che hai capito una cosa. Abbandonare la routine contamina il testo. Ricordi che mentre scrivevi una scena di "Fulgore della notte" ambientata a Bristol, ti trovavi all’aeroporto di Doha in attesa di un cambio per Manila, era l’una di notte e benché fosse inverno faceva caldo. La diversa latitudine, l’umidità, la percezione nell’aria del vuoto del deserto, sono entrati nel romanzo, trasformando l’estate del sud dell’Inghilterra nella più torrida di sempre.