sala VI

cene al veleno

romanzo

Un artista e il suo biografo si incontrano per cena in un ristorante di Londra. Non un semplice ristorante, ma un ristorante dove servono il fugu. Non una semplice cena, ma un rituale consolidato negli anni che sancisce il loro legame. Nell’ultima “cena al veleno”, raccontata in questo romanzo, si snodano i ricordi di due esistenze intrecciate ancora prima del loro effettivo incontro. Un viaggio nel tempo e nello spazio, dagli anni Sessanta ai giorni nostri. Dalle pianure del Nord Italia alla Londra soffocata dalla “killer fog”. Dalle calli veneziane fino al mare eterno delle isole greche. Un duello dialettico, un gioco di specchi in cui due uomini ridiscutono il primato tra forma e materia, tra arte e vita, consapevoli che per scavare nell’esistenza dell’altro occorre prima di tutto mettere a nudo se stessi. Un romanzo intenso, dove il motivo fantastico ammanta di poesia il motivo biografico.

L'autore è rappresentato dall'agenzia letteraria GILAMAGENCY di Giovanni Lamanna.

www.gilamagency.com

book trailer \ 1:03

#cenealveleno


incipit

Da quasi quindici anni (e più esattamente dall’inizio della prima Guerra del Golfo) lo scultore Philip “Ace” Freeman e il suo biografo, Mick Hornby, si incontravano ogni due settimane in un ristorante di Upper Street dove consumavano circa sette once di fugu, comprensivi di fegato e ovaie, allo scopo mai apertamente dichiarato di garantire un senso di continuità al loro rapporto. Nessuno dei due ricordava come si fossero dati appuntamento al tempio del fugu, sempre che, naturalmente, la loro fosse devozione. Di certo avrebbero potuto scegliere tra almeno una mezza dozzina di alternative alimentari in grado di garantire lo stesso formicolio al palato, la stessa eccitante comunione con la carne, senza rischiare una paralisi dei muscoli respiratori per avvelenamento da tetradotossina. Se non si era trattato di una reciproca dichiarazione di virilità, allora il loro era stato certamente un modo per dimostrarsi degni l’uno dell’altro. La vita dell’artista degna di essere raccontata, quella del biografo degna di raccontare.
Senti, Mick, conosco un posto a Islington dove preparano il miglior fugu di Londra. Passo a prenderti alle otto, che ne dici?
Mio Dio, Ace, sembra che tu mi legga nel pensiero. La risposta è sì, sì e ancora sì...
Qualunque fosse stata la ragione, con il passare degli anni artista e biografo impararono ad accettarsi con gratitudine. Il pesce nutrì il loro spirito e anche quando non ebbero più niente da condividere né qualcosa di importante da offrirsi, il fugu, con la sua sottile minaccia, restò sempre al centro della loro relazione, accompagnandoli fino all’ultima cena al veleno che si consumò nel corso dell’autunno.